CARLO CONTI

Carlo Conti Trio - La Grande Beffa
 
“La grande beffa” è il secondo lavoro del Carlo Conti Trio, prodotto da Megasound, si tratta di un lavoro che ha radici ben salde, alimentate da una lunga stagione di concerti e che si nutre dell’incontro con un grande virtuoso del sax: George Garzone, vivido e frizzante ospite del nuovo lavoro discografico insieme a Pietro Lussu.
Il focus di queste tracce musicali che rende intenso il viaggio sonoro è l’interazione profonda tra i musicisti, elemento indispensabile per suonare una musica di questo tipo, intrecci ritmici ed armonici, la fusione tra gli strumenti, la sinergia tra le singolarità che compongono l’ensemble, le linee ritmiche che si incastrano con quelle dei fiati.
Un bel disco che mantiene il feeling delle serate dal vivo e che è in grado di imporsi come slancio di libertà interiore dei
pensieri.
La musica de “La grande beffa” arriva all’ascoltatore come sostanza liquida, giocata e destrutturata attraverso i fiati dell’eclettico Carlo Conti sempre alle prese con l’urgenza del narrare.
Assistiamo quindi ad un movimento obliquo in cui differenti pretesti e derive sonore si intrecciano in un insieme che sa affascinare e ci fa avvertire la misura del tempo, scandita attraverso la miscela dei timbri e delle espressioni tematiche, in equilibrio scarno tra costruzione e destrutturazione armonica.
Il tempo, inteso come sostanza appunto, pare essere il sostrato di questo disco e si afferma con forza esponenziale negli interludi, luoghi d’incontro e d’improvvisazione, dove regna l’intesa espressiva.
A legare tutto il lavoro è la pancia del suono, le corde nodose del contrabbasso di Vincenzo Florio si combinano alle evoluzioni ritmiche di Armando Sciommeri, su cui si distendono in libertà le evoluzioni di Carlo Conti che dialogano con il consapevole spessore sonoro di Garzone. La seconda parte del disco si arricchisce dell’intensità espressiva di Pietro Lussu al piano.
Racconti musicali, intensi e variegati, tra cui spiccano “La beffa”, “Gaviscon” e “Mani di fata”, in cui da ascoltatori ci perdiamo e già non siamo più, mentre siamo.