Mini K Bros

Mini K Bros - L'Ultimo
 
"L'ultimo" è davvero il primo, per i Mini K Bros. Il primo disco, e probabilmente uno dei primi tentativi italiani di coniugare in un solo calderone tutte le voci musicali che la realtà metropolitana, in un dedalo di generi e sottogeneri, ha proposto negli ultimi 40 anni.
Nell´opera prima dei ragazzi capitolini il ruggito mai domo del funk si sposa sorridente con la malcelata passione per un rap ambiguo e mutevole, che indossa all´occorrenza la schiettezza di Rino Gaetano e la romanità di Silvestri, suonando spesso molto vicino alla old school italiana dei Colle Der Fomento. Se la godibile pulsazione di basso e batteria rimane una costante per tutto il corso dell´album, l´ambiente circostante è un continuo dinamismo di sintetizzatori vagamente psichedelici e ammiccanti riff di chitarra, una baraonda di refrain da cantare con il braccio fuori dal finestrino, magari su un lungomare assolato e bollente.
La musica dei Mini K rimane tuttavia un fatto strettamente suburbano, un´esigenza coatta e romantica che fa sorridere e riflettere, che intenerisce anche il cemento intorno al quale questo sound si è costruito e dal quale trae linfa vitale. Trascinante la opening track "Ahoo", malizioso il rock and roll graffiante di "Betty", che imparenta, cita ed ibrida il sound della crew romana con il primissimo ed evidentemente indimenticato Vasco.L'alone dei Tiromancino su "Delicatamente", col groove elettronico iniziale a sussurrare quasi impercettibile nell´orecchio della chitarra acustica, anticipa il divertente pastiche di "Dimmi Tu", dove il ritornello bluesy e le velate citazioni di "A little less conversation" di Elvis fanno capolino tra le strofe che, stavolta, suonano davvero come un improbabile ma accattivante incontro tra Ice One e Snoop. Interessante lo spaccato cittadino e melanconico di "Traffico di Roma", il cui soprabito reggae sembra strizzare l´occhio ai Radici nel Cemento, nota formazione capitolina che proprio all'argomento aveva dedicato non troppo tempo fa un'ironica incisione molto conosciuta all'ombra del Colosseo. "Ragazzo di Strada" dei Corvi è l´immancabile cover, tributo dal sapore vagamente tarantiniano e quasi manifesto dell´indole testaccina, maledetta ma de core, che serpeggia ed emerge in ogni solco dell´album.