TRIBRACO

Tribraco - Cracking The Whip

Quando quattro ottimi strumentisti decidono di unire le loro forze e dare sfogo alla rispettiva creatività, coniugandola con un’importante sensibilità musicale, a dire il vero impensabile per l’età e l’esperienza, è inevitabile che prenda corpo un progetto che ha tutti i requisiti fuorché il difetto, quello aspro ed allappante dei ´tannini´ che il più delle volte caratterizzano gli album di esordio. Il disco di Tarducci e soci ha il piglio e lo spessore di un lavoro prodotto da una professionalità compiuta che non sempre è patrimonio di artisti consumati e rodati.

Con Cracking The Whip il quartetto romano (erano un trio nel 2004 quando iniziarono a suonare) ci propone undici brani di jazz-rock-fusion permeati di sperimentazione che, pur immaginando strade già percorse da Soft Machine, Zappa e Zorn, segue l’istinto del talento e partendo da basi strutturate propone scatti improvvisi conseguenti ad accelerazioni iperboliche, passaggi sognanti ed ipnotici, spezzati da ´rumorismo armonico´, emblematici in questo senso sono strepitosi episodi quali ´The Human Cannonball´, ´Bolero!´ e i 4’ 25´ di ´Joe l’Asino´. Le chitarre di Lorenzo Tarducci e Dario Cesarini, che manipolano sapientemente anche loop ed effetti, aprono vie nuove nella giungla del jazz-rock ormai desueta o impantanata da anni nel nostro paese, come pure il basso fantasmagorico di Valerio Lucenti e il drumming spaziale, spesso lanciato in controtempi tanto arditi quanto maledettamente efficaci, l’insieme lascia poco spazio a congetture, alla pronuncia di se e ma, dietro ai quali il critico gioca a rimpiattino per esimersi dal formulare un giudizio, Tribaco, fascinoso nome ripreso da un piede nella metrica classica, è una realtà che se saprà contenere ed indirizzare tanto intelletto musicale, vedrà aprirsi le porte di festival e rassegne, anche di rilievo internazionale, prima di quanto gli stessi artisti si aspettino.

Sarà difficile per l’attento ascoltatore ´uscire a Lagonegro´ nel bellissimo brano introduttivo Salerno-Reggio Calabria, oppure restare insensibile al gancio Zappiano di alcuni passaggi in ´Fuga da Alghero´ e nella title track. Cracking the Whip non è un disco facile, o meglio, non è un disco per tutti, è necessario un interesse ed un background nel genere per poterne restare invischiati, come dire che per una volta si celebra la rivincita dell’ascoltatore preparato, un po’ di sana musica di elite ogni tanto la possiamo pure spingere, chi vuole ´formarsi´, prego si accomodi, abbandoni ogni pregiudizio e salga sulle montagne russe di Tribaco, non vorrà più scendere.