TRIBRACO

Tribraco - Glue

Innovativi, brillanti, pazzi, eclettici, cacofonici, geniali, assurdi. Non bastano questi aggettivi a raccontare il nuovo lavoro dei capitolini Tribraco, i quali gettano in pasto ad un pubblico impreparato (di questi tempi, poi!) suite sperimentali, parodie di proto-blues (Blue Glue), richiami a quel folle di Capitan Cuordibue o al suo degno sodale Zappa. Si prende lo schema culturale classico della canzonetta e lo si decontestualizza, bombardandone l’impianto formale, fino a far esplodere le pareti di fango, impedendoci di capire se parliamo di semplici mestieranti o di complicati manipolatori di suoni. O per meglio dire se i Tribraco stiano al rock come Stravinskij o Schoenberg alla musica sinfonica. Non ci dilungheremo su questo o quel brano. È inutile. Non lo vogliamo noi, e non lo vogliono neanche loro, contenti di averci rovinato (in meglio o in peggio) la giornata.

Dobbiamo comunque lodare le loro doti di musicisti, così in grado di far cantare i loro strumenti, in mancanza di un vero singer. Un disco che li vede camminare tra vari stili con piglio da dominatori. Lo fanno come cani sciolti, abbaiando alla luna.